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The great wall of vagina

In un intervista del 2012 a cura di Alice Mckeever, lo scultore Jamie McCartney racconta la sua opera spiegando che:

“La gente mi chiede com’è stato lavorare con 400 vagine. Mi piace sottolineare il fatto che in realtà ho lavorato con 400 donne. Ho sentito un sacco di storie e di opinioni che di certo hanno influenzato la mia comprensione su svariatedi questioni femminili. Mi piace pensare che mi abbia aiutato a crescere un po’.”

“Volevo che i calchi parlassero da sé. Era necessario averne il più possibile, perché metterle una accanto all’altra evita che le persone si concentrino su ognuna singolarmente. È un modo per andare oltre le allusioni alla pornografia. I genitali, se considerati al di fuori del corpo, non sono per niente sexy, e quando sono così numerosi lo sono ancora meno. Inoltre i calchi completamente bianchi eliminano ogni questione di razza o colore. La loro omogeneità permette un confronto semplice e diretto con tutti gli altri calchi.”

“Ho creato una scultura simile chiamata The Spice of Life (Il Gusto della Vita). Mi sono accorto che attraverso gli stampi avrei potuto cambiare la vita delle persone in meglio. Ho incluso anche me stesso nell’opera e per la prima volta sono stato in grado di confrontarmi con gli altri. L’unico termine di paragone fino ad allora era stata la pornografia. Temevo di non essere all’altezza, perché non nascondevo un arnese da film porno nelle mutande. Dopo aver realizzato quella scultura, mi sono reso conto di non avere nulla di cui preoccuparmi. Le donne che si sono prestate per i calchi si sono sentite esattamente come me, quindi ho pensato che potesse essere una cosa terapeutica. Quando ho scoperto che la vaginoplastica sta vertiginosamente prendendo campo nel Regno Unito, ho deciso che era il momento di agire.”


The artist:
www.greatwallofvagina.co.uk

Se vuoi leggere l’intervista completa:
www.vice.com/it/read/luomo-che-ha-costruito-un-muro-di-vagine